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Sono appena rientrato da Lampedusa e solo adesso posso scrivervi per aggiornarvi sulla situazione sull’isola.

Attualmente sono presenti a Lampedusa quasi 5.000 migranti, nonostante il ponte aereo e i due viaggi della San Marco. Gli arrivi sono continui e, ormai, ingestibili con il c.d. Modello Lampedusa.
Poiché il Centro di Primo Soccorso e Accoglienza è pieno oltremisura (potrebbe contenere un massimo di 800 persone), chi arriva viene praticamente lasciato ad arrangiarsi come meglio può.

La collina che sovrasta il Porto (come avrete visto dalle immagini in TV) è infatti diventata un accampamento informale con tende costruite con legni e teli racimolati in giro. Si dorme all’addiaccio, a volte senza coperte, tant’è che molti preferiscono trascorrere la notte attorno al fuoco e dormire solo durante il giorno, riscaldati dal sole.
Per quanto riguarda l’aspetto dell’alimentazione, il sistema di accoglienza attuale non riesce a soddisfare le esigenze dei migranti. La cucina a disposizione del centro è omologata per la preparazione di max 800 pasti e, invece, dovrebbe riuscire a prepararne 5.000. La macchina che sigilla i piatti riesce a sigillarne 200 all’ora: ciò fa sì che alcuni si trovino a pranzare alle 19. Il piatto è sempre lo stesso: un panino vuoto e maccheroni al sugo. Comprendete bene come l’organismo di una persona possa, alla lunga, risentirne: non credo dunque che si tratti di “andare incontro ai gusti e ai capricci dei tunisini” (come qualcuno sostiene), ma di un vero e proprio problema di sostenibilità alimentare. Alcune famiglie dell’isola invitano i migranti a mangiare in casa loro; è accaduto anche che alcuni lampedusani abbiano portato i migranti in pizzeria. Questi sono i Lampedusani!
Rendendosi conto di tutto ciò, numerosi pescatori, al rientro dalla pesca, regalano grandi quantità di pesce ai migranti, che provvedono a cucinarlo nei loro fuochi. Caritas Diocesana, insieme a tantissimi lampedusani, offre ogni giorno panini imbottiti a quanti non sono riusciti ad accaparrarsi un pasto. Questi sono i Lampedusani!
L’impegno di Caritas in riferimento a quanti dormono in accampamenti informali consiste in ronde della solidarietà: portando tè, latte caldo e barrette di cioccolata ogni notte si visitano centinaia di migranti che si scaldano al fuoco. È per noi l’occasione per farci prossimi, ascoltare le loro storie, spiegare loro quanto sta accadendo, orientarli ai pochi servizi esistenti sull’isola, invitarli a farsi una doccia in parrocchia, verificare il loro stato di salute e, se occorre, accompagnarli al presidio medico dell’isola.
La consapevolezza dei migranti in merito alla loro situazione è assai scarsa: appena ieri un giovane tunisino mi ha chiesto timidamente e in un francese stentato di chiamare un suo parente a Modena, per chiedergli di venirlo a prendere! Non è mancato chi, appena sbarcato, ha chiesto dove si trovasse la stazione dei treni!
Le condizioni igieniche sono pessime, ben al di sotto della dignità umana. I servizi igienici sono praticamente inesistenti, se si considera il numero dei fruitori. L’immondizia è dovunque. Se sollecitati, i Tunisini si prestano volentieri a servizi di ripulitura dell’isola: per tale ragione, Caritas sta inviando volontari che, con la collaborazione dei migranti, tengano pulite le aree degli accampamenti informali.
In parrocchia si è attivato il servizio doccia: si comprende bene, tuttavia, che una doccia può soddisfare solo poche decine di migranti al giorno. Già da oggi sarà operativa anche l’acqua calda della doccia della Casa della Fraternità, di proprietà della parrocchia e attualmente utilizzata per l’accoglienza di oltre 60 minori e delle donne migranti (alcune delle quali in gravidanza). Benché siano poca cosa, sono comunque una risposta in un contesto in cui altrimenti sarebbe impossibile a chi vive fuori dal Centro di Accoglienza farsi una doccia. Impossibile pensare a container di servizi igienici, perché nelle aree di competenza della parrocchia manca un sistema fognario.
La maggiore attività della parrocchia è rappresentata dal servizio guardaroba: in un mese sono stati distribuiti migliaia di capi di abbigliamento e coperte. La comunità lampedusana ha dato fondo a tutte le riserve dei propri armadi: ho assistito a scene di volontari lampedusani che hanno materialmente ceduto ad un migrante i calzini o i giacconi che indossavano. Questi sono i Lampedusani!
Dopo un appello diffuso a tutte le parrocchie della Diocesi di Agrigento, la generosità della gente non si è fatta attendere: da Agrigento è arrivato un primo carico di abbigliamento, distribuito in un paio di giorni. Domenica mattina arriverà un TIR pieno di vestiti, biancheria intima, coperte e scatolame. Caritas ha acquistato sull’isola grandi quantità di cibo e biancheria intima. Altre offerte e manifestazioni di vicinanza sono arrivate dalle altre città siciliane (e non solo).
Se solo aveste come noi la grazia di guardarli negli occhi! Se solo poteste parlare con loro! Ringraziamo ogni giorno il Signore per la grazia che ci sta dando: riconoscere la sua presenza in una situazione che, altrimenti, sarebbe insostenibile. Lampedusa ha oggi in sé i due opposti che misteriosamente si attraggono: la totale negazione della dignità umana, che ferisce il cuore e lacera l’anima e, allo stesso tempo, una immensa solidarietà umana che solo la fede può suscitare e sostenere.
Vorrei dirvi tanto altro, ma il tempo è poco. Vi chiedo di sostenerci con la preghiera.

 

Valerio Landri

 

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