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“H2oro”: uno spettacolo per parlare di acqua

Lo spettacolo che la Caritas propone alla Diocesi rientra nelle iniziative della Campagna per il tempo di Pasqua promossa dalla Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita: “Acqua: dono di Dio e bene comune”.
A nessuno sfugge la prossimità dei referendum ed il rischio di strumentalizzazioni è sempre dietro l’angolo. La Chiesa, fortunatamente, ha una propria Dottrina sociale, ha al suo interno una autonoma capacità di analisi e di proposta, che non nasce oggi e non è strumentalizzabile.
Per accompagnare l’iniziativa ho scelto semplicemente due brani: il primo è tratto dal “Messaggio dei vescovi del Molise per la giornata della Vita del 1 febbraio 2009”; il secondo è il frutto della Dottrina sociale della Chiesa e del lavoro della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita, rete che la nostra Diocesi, attraverso l’ufficio Caritas, ha contribuito a fondare.


“L’acqua è un bene di tutti. Proprio per questo, come vescovi del Molise leviamo la nostra voce perché mentre si discute sull’utilizzo di questa risorsa, la gestione sia sempre ad impostazione pubblica, perché è un bene di tutti. E di tutti deve restare. Non ci sia una gestione privatistica, ma un affido ai comuni e agli enti locali, in modo diretto.
Certo, un bene così prezioso va custodito con grazia e mai sprecato. Troppe sono le perdite nei nostri acquedotti. Siano fatti adeguati e rapidi investimenti. Ma cresca anche nelle nostre case la cultura della sobrietà, perché ciascuno senta che non si deve mai sprecare questo prezioso dono del Signore, fonte di vita”.

Perché come cristiani non ci possiamo sottrarre? Ecco i quattro problemi planetari legati all’acqua e all’equilibrio della terra. Questione ecologica: l’acqua è un bene comune insostituibile per tutte le forme di vita. Questione sociale: la grande disparità nella distribuzione e nell’accesso all’acqua potabile. Questione giuridica: il problema idrico è globale ma non c’è una legislazione globale sull’acqua. Questione etico–spirituale: secondo la logica del mercato ha diritto all’acqua potabile solo il consumatore pagante e non semplicemente l’essere umano cittadino. E’ eticamente inammissibile che imprese private lucrino sul patrimonio naturale e culturale comune, fondamentale ed insostituibile. Le questioni esposte impongono l’adozione di tre principi etici:
Principio della cura: le cose le gestiamo, delle persone e della vita ci prendiamo cura. La relazione più adeguata con l’acqua è proprio quella della cura.
Principio della solidarietà: se non ci sarà cooperazione sulla questione dell’acqua, se non supereremo le disparità, se non metteremo limiti alla voracità del capitale privatizzante, lasceremo miliardi di persone nella scarsità e, probabilmente, nel rischio di gravi conflitti e di morte. Occorre inoltre tenere presente il concetto di solidarietà generazionale, per non lasciare le generazioni future senza un bene indispensabile alla vita.
Principio della corresponsabilità: illimitata responsabilità verso tutto ciò che esiste e vive. Se l’acqua diventa prevalentemente un bene economico, scarso e quindi caro, potremmo andare incontro ad una incommensurabile catastrofe antropologica ed ecologica. La nostra fede ci impone, in nome del Dio della vita, di partecipare a questa battaglia per la vita del pianeta, per le attuali e le future generazioni.

Lo spettacolo ci aiuterà con ulteriori dati e riflessioni: buona visione a tutti.

 

 
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